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La Croce del Papa (autore Enrico Job)
  Dosso dell'Androla, all'ingresso di Cevo
25040   Cevo
Tel. 0364-634118 Parrocchia
Fax. 0364-634392 Comune
E-mail: info@comune.cevo.bs.it
 

La Croce del Papa

La Croce del Papa

La Croce del Papa

 
Chiesa o luogo sacro

 

Questa Croce di Cristo Redentore dell'uomo, venne creata per la visita a Brescia di Papa Giovenni Paolo II nel centenario della nascita di paolo VI.
Qui eretta all'inizio del terzo millenio cristiano, sia invito alla riconciliazione, alla fraternità e alla pace.
Cevo, la Valle Camonica, la terra bresciana, l'Italia, l'Europa tutta riscoprano le proprie radici spirituali in questo segno del Salvatore paziente e vittorioso.

STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS

E' la scritta della lapide posta sotto la Croce del Papa.
E' stata dettata da mons. Vigilio Mario Olmi, emerito vescovo ausiliare di Brescia, a suo tempo Presidente del Comitato per la visita del Papa a Brescia nel settembre del 1998 e che da subito aveva incoraggiato il progetto di portare la Croce a Cevo.



PERCHE' A CEVO

Il motivi che mosse il Comitato ad accogliere la domanda della comunità di Cevo, sono riassunti in un verbale del Comitato stesso: -Cevo porta ancora i segni di vicende dolorose e in particolare le cicatrici di ferite causate nell'ultima guerra. -Paolo VI più volte aveva manifestato la sua viva memoria di persone e località della Valle. -Giuseppe Tovini, di Cividate Camuno, si é inserito nella vita ecclesiale e civile apportando un singolare contributo, ancora valido, di testimonianza cristiana e di promozione umana. -la grande Croce ben si inserisce nella tradizione camuna, ricca di monumenti e segni della Passione di Cristo: il Redentore del Guglielmo, il Cristo Re di Bienno, la Via Crucis di Cerveno e le tante Croci sulle cime e lungo i sentieri delle nostre montagne."

Per accogliere e collocare la Croce, si costituì da subito e con regolare atto notarile l' "Associazione Culturale Croce del Papa" i cui soci fondatori sono il Comune e la Parrocchia.

L'Associazione si dotò di uno Statuto e nominò un Consiglio Direttivo per il disbrigo della tantissime pratiche burocratiche che l'attendevano.

IL DOSSO DELL'ANDROLA A CEVO (Prof. Andrea Belotti)
Posto al limitare ovest di Cevo, esso domina, dalla sua splendida posizione panoramica la Media Vallecamonica da Forno Allione a Breno, controllando dall'alto i minuscoli gruppi di case disseminati lungo il solco dell'Oglio o sui fianchi della Valle ai piedi della dolomitica Concarena e del tozzo Pizzo Badile camuno. Ma il panorama si estende anche verso l'angusta Valle di Paisco ad occidente, fino al Passo del Vivione e all'alpestre Valle di Saviore ad oriente, fino al Passo di Campo, ai limiti col Trentino. Alle spalle il Dosso é protetto dai versanti del Pian della Regina coperti di boschi e di pascoli. La tradizione vuole che sotto quel Dosso e tra rupi vertiginose, esistessero (qualcuno ritiene fin dal tempo dei Romani) delle cave di rame dette "ramine". E la presenza, ancora oggi, di cinque brevi gallerie scavate in quei dirupi, sono la dimostrazione concreta dell'attività estrattiva esercitata dagli antichi Cevesi in quel sito. Ma esaurite ed abbandonate che furono quelle gallerie, esse vennero, dalla fantasia della gente del luogo, popolate da streghe che, durante l'infuriare dei temporali, sfidando le saette del cielo uscivano dai loro regni sotterranei (le büse de le strìe) e ballavano, sui prati dell'Androla, le loro ridde infernali. La bellezza del luogo e la suggestività dei ricordi, spinsero, nel 1929, i promotori del grande monumento a Cristo Re, eretto poi a Bienno, ad includere l'Androla, assieme al Castello di Breno, al Mortirolo, al Colle della Maddalena di Bienno, nell'elenco delle località da vagliare per l'erezione del monumento stesso.



JOB: LA CROCE RICURVA E I MILLENNI

...."La forma ovale dello stadio (di Brescia) rendeva abbastanza logico pensare che il palco lo si costruisse appoggiato a una delle due curve minori. Dunque, là in fondo, verso quell'unica parte si sarebbero rivolti tutti gli sguardi. E se tutto convergeva verso quell'unico orizzonte, l'intero stadio, anche considerando quella sua forma ovale, poteva essere ripensato come una enorme nave o arca, e poteva essere anche interessante immaginare di dare al centro, là in fondo, con una grande Croce curva proprio come la prua di una gigantesca nave, l'idea di una guida per una possibile navigazione spirituale. Ecco, questo poteva essere l'accento forte, il senso dell'opera. Sarebbero state poi determinati a unificare in una sola identità ideale tutti i convenuti allo stadio, l'altezza e le dimensioni del Crocifisso. Stagliato contro il cielo, trasfigurato da quell'altezza e dalla grande proporzione, avrebbe suggerito la dimensione spirituale dello storico tragico sacrificio consumato nel dolore e nella morte, e finalmente per sempre irraggiungibile dalla vulnerabilità della materia terrestre. "Questa evocazione del curvarsi dall'amante sull'amato che non avrebbe nulla di meritevole di amore se l'amante non ve lo trovasse attingendolo dall'interno del suo cuore". Secondo la parole di Giacomo Canobbio, questa Croce nata come "effimero" si é pensato di farla diventare un monumento stabile. ... Il monumento doveva diventare qualcosa di altrettanto significante ma senza più lo stadio, senza più alcun evento che lo giustificasse, ma con un tessuto, con una rete, un intreccio di mille e mille anni: le sculture di due tessuti di tempo, piene di strappi e lacerazioni, come sappiamo essere stati i due millenni appena trascorsi sotto l'ala della Croce". (Enrico Job).


GLI ARTISTI Enrico Job Ispirato da un quadro del Velasquez, ha ideato il Grande Crocifisso ricurvo sul mondo. Job nasce a Napoli nel 1934 da genitori veneti. Durante la guerra la sua famiglia si trasferisce nelle campagne della Franciacorta, in provincia di Brescia, dove la madre aveva una casa. Nel 1946 il trasferimento a Milano, la città in cui Job trascorre la prima adolescenza e gli anni della formazione giovanile, durante i quali scopre la propria natura di pittore. Nell'arte ha creazioni di grande intensità: L'uomo di pane, Autoritratto, Mappacorpo. In letteratura esordisce con due romanzi in parte autobiografici: La palazzina di villeggiatura, Il pittore felice.
Giovanni Gianese E' l'artista che, su ispirazione di Job dà forma artistica al Cristo. Nasce a Roma nel 1928. Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti, ha cominciato giovanissimo a lavorare nel campo delle decorazioni e dell'ornato. Nel 1955 esegue lavori in proprio: una statua commemorativa commissionata dal Governo della Liberia; a Nettuno, nel Lazio, realizza una statua in bronzo del gesuita padre Paolo Segneri. Si dedica anche all'arte sacra. Sono sue alcune opere a Sidney, negli Stati Uniti, in America Latina. Nello spettacolo lavora con Visconti, Fellini, Zeffirelli, Wertmuller, Scorzese. Per Enrico Job in particolare ha eseguito diverse sculture nei suoi spettacoli più importanti. Nella preparazione dei bozzetti per il Cristo della Croce del Papa ha avuto la collaborazione fotografica di Gina Lollobrigida.
I COLLABORATORI Giuseppe Sbaraini E' uno stretto collaboratore di Enrico Job. Ha avuto il compito di tradurre e conciliare gli aspetti artistici dell'Autore con le esigenze tecniche e pratiche del cantiere.
Romolo Felice - Materialmente ha costruito il Cristo su sagome in polistirolo espanso predisposte da Gianese.
Caternello - E' il pittore che, con perizia artigianale, ha saputo dare al Cristo sembianze quanto mai veritiere di corpo inanimato.

LA SCHEDA TECNICA La croce é stata realizzata dalla ditta Moretti Interholz su disegno di Enrico Job. E' una trave curva a sezione "a cassone", larga 72,50 cm e con profondità variabile dai 2 metri della base fino a 0,60 cm della cima. In legno lamellare, si sviluppa in tre tronconi giuntati fra loto ad incastro. Raggiunge così l'altezza di oltre 30 metri, mentre in pianta occupa ben 20 metri. E' stabilizzata contro le raffiche di vento che spesso investono il Dosso dell'Androla da due capriate in legno (che verranno a suo tempo sostituite dai millenni) e da 4 stralli in funi metalliche ancorati al suolo e lunghi rispettivamente 34 e 26 metri. La croce prima di essere installata, é stata sabbiata per far emergere le venature del legno e quindi verniciata in catramina per garantire maggior durata nel tempo. Il Cristo é stata realizzato ex-novo, perché quello esposto a Brescia, di materiale deteriorabile, non avrebbe resistito alle intemperie. Questo Cristo, abbozzato in polistirolo espanso, é stato diviso in quattro parti distinte: le braccia, la testa, il tronco e le gambe; smembramento necessario per permettere l'inserimento dell'armatura metallica, la traduzione in resina e il trasporto. Successivamente le cavità interne sono state riempite di poliuretano espanso per evitare deformazioni della superficie e infiltrazioni d'acqua. I colori sono stati impastati direttamente nella resina per evitarne scrostature e scolorimenti. E' alto sei metri e pesa quasi sei quintali.

Chi ha lavorato oltre agli artisti e ai collaboratori: Studio Ricerca Archeologica di Simonotti & M.-Gattico (NO) E' una ditta specializzata nelle ricerche archeologiche. Renato Zenoni, ingegnere.E' l'estensore del progetto definitivo e il Direttore dei Lavori. Luca Albertelli, geologo. Ha effettuato i primi sondaggi geologici del sito. Impresa CEI s.n.c. – di Cominassi & C. – Cedegolo. E' la ditta appaltatrice dei lavori di scavo e edili.







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