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Chiesa di S. Pietro in Vinculis
 
25040   Marone
 

Il Sepolcro

La salita all'Eremo

Veduta esterna

 
Chiesa o luogo sacro

 

Il 7 marzo 1390 il vescovo di Brescia (dal 1388 al 1397) Tommaso Visconti conferisce a «Pietro da Lodi la chiesa vacante di San Pietro di Pregasso con titolo di rettore con facoltà di celebrare i divini uffici, battezzare e amministrare gli altri sacramenti, concedendogli piena autorità». A questa altezza cronologica, la parrocchia di Marone è dunque, sostanzialmente e non solo formalmente, separata dalla pieve di Sale Marasino. Nel 1567 la chiesa di San Pietro, definita parrocchiale antica, «è abbandonata e semidiroccata poiché non molto distante ne fu edificata un’altra dal Comune e dal Rettore», Giacomo Zatti. Negli atti della visita Bollani risulta che l’attuale chiesa e la casa annessa sono in costruzione - «della chiesa iniziata sia portata a termine l’edificazione»: inoltre, sono in realizzazione «muri per altre costruzioni”, una stanza per il rettore e una per il romito - ed è ordinato che la vecchia chiesa «sia chiusa in modo da escludere l’accesso alle parti in rovina», ma si indica anche di restaurarla. Da una nota a margine dello stesso documento, scritta nel 1578, risulta che - sia il rettore di Marone, Giacomo Clerici, che il Comune, nella persona del console Antonio Ghitti - ritengono la ristrutturazione impossibile, per cui si deve procedere alla sua demolizione, ma che le sue macerie - e le risorse economiche che si volevano usare per il restauro - contribuiranno al cantiere di quella nuova. In sintesi, la costruzione dell’attuale chiesa dei Santi Pietro e Paolo è iniziata verso il 1578, usando parte delle macerie della precedente chiesa; per pochi anni sul colle di San Pietro vi furono due chiese, quella diroccata e quella in costruzione, per la quale si usano le pietre dell’antica. Per oltre un ventennio dell’antica chiesa rimase il campanile, collocato lontano dalla nuova chiesa: il nuovo campanile è iniziato dopo il 1599 e concluso nel 1605, come attestato dalle visite pastorali e da un’iscrizione.


Il portale di ingresso ha fattura rettangolare e sopra di esso è posta una lunetta affrescata con una scena con Cristo che salva Pietro dalle acque; l’affresco è a firma Casari, del 1946, forse pesante ridipintura di un precedente affresco seicentesco. L’interno è a unica navata. Il soffitto presenta le travature lignee della struttura originale, recuperate dopo un importante intervento di ripristino. Lungo la parete destra sono disposti due altari, uno in scagliola e l’altro di recente fattura, con nicchie - la cui struttura è chiaramente visibile anche all’esterno - rispettivamente con le statue lignee di San Fermo e della Vergine col Bimbo, quest’ultima opera del 1930 di uno scultore della Val Gardena. Tra i due altari è collocato un pulpito ligneo settecentesco. Nella controfacciata vi è la tela San Filippo Neri davanti all’altare di anonimo. Sul fondo dell’aula un arco acuto introduce alla zona absidale: la parete soprastante è decorata con una serie di affreschi, suddivisi mediante cornici dipinte, che narrano le vicende significative di alcuni tra i papi che più hanno inciso sulla storia del cristianesimo. L’anno di realizzazione è il 1946 e gli autori sono G. Casari e il cremonese E. Piroli. La parete del fondo absidale ospita la pala d’altare, raffigurante La Vergine tra gli angeli, con San Martino vescovo e i Santi Pietro e Paolo, opera di Francesco Giugno. La parete di sinistra ospita La Trinità in gloria di Anonimo della prima meta XVII secolo (Ottavio Amigoni?) e La Vergine col Bambino in gloria, i santi Francesco, Fermo, Onofrio e il donatore di Antonio Gandino. Da segnalare la presenza del cosiddetto Sepolcro, al lato sud prospiciente il piccolo giardino che conduce alla casa parrocchiale antica, impreziosito da un portichetto retto da colonnine in pietra di Sarnico, concluse da capitelli che richiamano foglie stilizzate. All’interno è ubicato il gruppo ligneo della Pietà, di pregevole fattura, formato dalla Madonna. una pia donna (forse Maria di Cleofa) e dal Cristo morto.


Bibliografia: R. PREDALI [a cura di], La chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pregasso: storia, arte e tradizione, Marone (Bs) 2010.





Da vedere:
la lunetta affrescata (Gesù salva Pietro dalle acque) nel ‘600, posta sopra l’ingresso; l’affresco, in sei riquadri, datato 1946, sulla parete che divide la navata dal presbiterio, a raccontare episodi salienti della storia dei Papi; la statua lignea della Vergine; la cripta.

Periodo storico:
XIII secolo d.C.


 



 
 
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